Illustrazione di Giuliano Martello

Lei era bella come un raggio di sole che trapela dalle nuvole nere dopo un temporale d’estate. Lui era forte e coraggioso e per lei avrebbe dato la vita. Abitavano in una valle scavata dalle rapide del fiume Musone, nel borgo di Badia di San Vittore, nelle Marche.
Le loro famiglie erano però in conflitto da secoli e a causa dell’odio che le divideva non potevano che essere contrarie al loro amore. I due innamorati decisero così di fuggire lontano da tutto e tutti e dopo aver affrontato insieme la foresta trovarono rifugio in una grotta sul Monte della Valle. Passarono qualche giorno dedicando il loro tempo solo all’amore che li aveva portati fin lì, liberi e felici. Non sapevano però, che un’entità malvagia li stava osservando e bramava nell’oscurità per poter distruggere tutta quella gioia.
Una sera, mentre lei era ancora fuori, il ragazzo si addormentò nel loro rifugio d’amore. Al suo rientro, la fanciulla svenne e quando si riprese lo sgomento le fermò il cuore per un’istante. Non era più umana, era stata trasformata in bestia: era una capra. Impotente davanti al male che li aveva condannati, la ragazza tramutata in animale decise che non avrebbe condiviso con l’amante il peso di quel maleficio. Gli si avvicinò e gli sussurrò il suo addio per poi fuggire nella foresta.
Il ragazzo si svegliò inzuppato di sudori freddi e convinto di essersi appena liberato di un brutto sogno cercò l’amata perché potesse tranquillizzarlo. Non la vide. Lei se n’era andata davvero e impronte di zoccoli lo circondavano come per intrappolarlo in quell’incubo. Lo sgomento lo pervase e impazzito di dolore cominciò a correre come un toro infuriato, finendo per sbattere la testa contro una roccia. L’entità malefica, non ancora paga delle sventure che aveva portato ai due amanti trasformò il giovane in una pietra, freddo e immobile, nell’infinita attesa del ritorno della sua amata.
La Grotta dell’Infinito, così chiamata a causa della sua forma circolare che fece perdere gli speleologi durante la sua scoperta, trae da questa leggenda un curioso soprannome: “Grotta della Capra”. Si dice che spesso, dopo il tramonto, una capra esca da una fenditura della roccia e che il suo lamento risuoni per tutta la vallata facendo tremare chi ancora ricorda questa vecchia leggenda.

Illustrazione di Giuliano Martello