L’Austria devastata dalla guerra

Erano i primi anni del 1900 e la guerra era finita da poco lasciando dietro di sè uno scenario di morte e devastazione. Gli ultimi due anni di conflitto erano stati particolarmente duri per la popolazione austriaca. Durante il terribile inverno del 1916 rimasero da mangiare quasi solo rape (generalmente usate come cibo per il bestiame). Il cibo veniva mandato per la maggioranza ai soldati al fronte ma non bastava mai e migliaia di persone morirono di fame. La popolazione era talmente debole che nel 1918 scoppiò l’influenza spagnola, peggiorando ulteriormente le condizioni dei civili.

Poi, la guerra finì ma la situazione economica non accennava a migliorare. Si pativa ancora la fame e i bambini, più di chiunque altro, pagavano il costo delle decisioni dei generali.

Fu così che il comune di Milano decise di invitare i bambini di Vienna in Italia per offrir loro cibo, cure mediche e istruzione ed alleviare così il peso degli stenti.

I treni della fratellanza

I treni su cui viaggiavano i bambini venivano chiamati “treni della fratellanza” e tracciarono uno dei più begli episodi della storia del ‘900, anche se sono in pochi ormai a ricordarli. A fine febbraio 1920, il sindaco di Vienna, Jakob Reumann, in visita a Milano, dichiarò: ” Questa nobile iniziativa, rivolta verso un ex nemico, è il modo migliore per neutralizzare i vecchi sentimenti di rancore tra i popoli”.

I bambini viennesi a Codogno

Dopo Milano anche molti altri comuni italiani aderirono all’iniziativa e, tra questi, il paese di Codogno. Ed è proprio da Codogno che viene Pino Reguzzi che ci affida i racconti di suo padre sulle avventure dei bambini viennesi in visita nel nostro paese.

Siamo nell’ inverno 1919/1920. La Grande Guerra è finita da poco più di un anno. L’Austria ha chinato il capo e l’Italia è finalmente unita. Un treno carico di bimbi si ferma alla stazione di Codogno avvolta nella nebbia. Il signor Ercoli, Sindaco della città, accoglie sorridente l’ arrivo di questi bambini. Sono circa un centinaio e arrivano da Vienna. La loro età è compresa fra i 6 e 15 anni. Sono denutriti, malvestiti e trasandati e parlano una lingua incomprensibile. Le bambine vengono sistemate nei locali dell’ asilo infantile Vittorio Emanuele in via Mazzini sotto la diretta responsabilità della signorina Rosalinda Tansini. I maschietti sono invece sistemati nei locali della Congregazione di Carità alle cure del personale dipendente. Circondati dalle premure e dall’affetto dei codognesi i bambini in breve tempo riprenderanno l’ aspetto normale, la gioia di vivere e la fiducia negli uomini. A primavera il Borgomastro di Vienna verrà a Codogno a visitarli e ad annunciare il loro rientro in Patria. Terminato l’anno scolastico i bimbi, accompagnati dal parroco Mons. Grossi, dalla loro mamma adottiva, la signorina Tansini, e da una bidella, la signora Maddalena Beltrami, faranno ritorno in Patria. Negli anni Sessanta, una di quelle bambine, Fanny Berger, madre di tre figli e residente a Vienna scrisse alla sua insegnante signorina Tansini rinnovando il ricordo di quei giorni e rimpiangendo di non essere potuta venire a Codogno per rivedere le persone e la città che con tanto affetto l’ aveva accolta 40 anni prima.

Esperia ringrazia di cuore il Signor Pino Reguzzi che, raccontandola a tutti noi, ha fatto sì che questa storia non venisse dimenticata.